Per molti imprenditori, “inclusione” è una parola che appartiene alla sfera della responsabilità sociale, un dovere morale o, peggio, un costo da mettere a bilancio per pulirsi la coscienza. E se fosse esattamente il contrario? Se l’inclusione non fosse un costo, ma la più potente strategia di business a nostra disposizione?
Parlo da imprenditore e consulente strategico. Da 40 anni entro nella “sala macchine” delle nostre imprese. Ho analizzato oltre 300 aziende, la maggior parte nel nostro Mezzogiorno. Le ho viste vincere e le ho viste fallire. E ho distillato un dato che dovrebbe farci riflettere. Posso stimare che oltre il 60% delle crisi aziendali che ho dovuto affrontare non nasceva da problemi tecnici, di mercato o finanziari. Nasceva da problemi umani. Conflitti tra soci, passaggi generazionali gestiti come guerre, culture aziendali tossiche. Oggi, la più grande inefficienza del sistema Italia è proprio questa: stiamo lasciando un potenziale umano ed economico immenso sul tavolo. In questo articolo, basato sul mio recente intervento al convegno dei Maestri del Lavoro , analizzo perché l’esclusione è un lusso che nessuna azienda sana può permettersi.

