Leadership. Sviluppare empatia per coltivare saggezza.

Questa crisi ha aumentato l’incertezza e l’instabilità del business e ora abbiamo bisogno di un radicale spostamento della nostra attenzione dall’enfasi – quasi eccessiva – sull’analisi obiettiva ed economica a un approccio più ‘umanizzante’ basato su empatia e altruismo.

Intraprendere azioni umanizzanti

Più che mai, dobbiamo intraprendere azioni ‘umanizzanti’ anziché fare analisi ‘meccaniche’. Ho sempre avuto la convinzione che la gestione, ma anche la strategia, riguardasse in definitiva uno stile di vita.

Umanizzare le nostre azioni in pratica significa trasformare la strategia in una forma dinamica di narrativa. Proprio come raccontare una grande storia che motiva e spinge le persone all’azione. “Iniziamo tutti ad agire per ricostruire un mondo migliore”.

Per coltivare la saggezza, i leader devono entrare in empatia con gli altri.
Devono avere la capacità di percepire e comprendere gli altri non solo a un livello superficiale, intellettuale ma a un livello profondo, emotivo e persino spirituale. L’empatia pone le basi affinché chiunque sappia qualcosa sugli altri e sul mondo in cui operano. Coinvolge tutti e cinque i sensi di tutto il corpo umano, non solo del cervello.

Un cuore compassionevole

Per entrare in empatia a un livello profondo, i leader devono sviluppare un’acuta sensibilità e coltivare loro stessi un cuore compassionevole che può catturare i sentimenti degli altri. Quando i leader sentono o vivono il sentimento degli altri come se lo provassero loro stessi, i leader possono creare un senso di ‘noi’ con gli altri, che diventa la base dell’innovazione e di una straordinaria forza organizzativa.

Una saggia leadership non dovrebbe essere presa in considerazione solo per i dirigenti o coloro che ricoprono posizioni di leadership formali. Deve essere sviluppata da chiunque e distribuita all’interno e all’esterno dell’organizzazione.

Agile flessibile e resiliente

Quando tutti i membri dell’organizzazione, dai dirigenti ai project manager, ai dipendenti in prima linea, possono prendere le decisioni giuste da soli e agire prontamente, l’organizzazione diventa agile, flessibile e resiliente.

Comments 8

  1. in questo periodo penso spesso alla Parabola del buon pastore. E’ incredibile dopo duemila e passa anni come sia attuale. Se non la ricordi ti invito a rileggerla. Il buon pastore guida il gregge con amore, proteggendolo dai lupi fino a donarne la propria vita. Chi fa la guardia solo per mestiere quando vede il lupo scappa e abbandona le pecore al loro destino.
    Chi fa il leader, il capo, l’imprenditore, deve solo decidere se si sente di farlo da buon pastore o da manager di mestiere. La decisione la dice solo alla propria coscienza, tutte e due le posizioni, davanti alla Legge sono lecite.
    La gioia, quella vera (Aristotele parlerebbe di felicità) ci viene solo se tutti i giorni ci sforziamo ad essere buoni pastori. Non è facile, ma almeno facciamo lo sforzo e confrontiamoci con coloro che ci sono riusciti.
    Se il mondo fosse pieno di buoni pastori il nostro pianeta diventerebbe il vero paradiso terrestre.
    Con affetto.

  2. Ciao Roberto,
    condivido l’idea che il leader debba ‘avvicinarsi’ umanamente al team, perché il benessere emotivo genera motivazione e quindi maggiore efficienza generale. Però credo che sia molto difficile applicare correttamente il modello senza una commistione fra umanità e permissivismo che porta inevitabilmente a perdere di vista gli obiettivi primari dell’organizzazione.
    Un saluto

  3. Buongiorno Roberto,
    dopo un bel risveglio nella campagna soleggiata dell’alta murgia , 40 minuti di camminata ….ritornare in ufficio e leggere le tue riflessioni è un ‘estasi e ed è un carica a 10000 watt per iniziare la settimana del 17 /08/2020. E’ difficile non condividere le tue riflessioni che hanno il sapore
    dell ‘ esperienza e della saggezza di chi si mette in gioco continuamente e guarda dentro se’ stesso per cercare nuovi percorsi di miglioramento per una comunità migliore fatta di leader ad ogni livello . Penso che nel momento tu ritrovi te stesso , sei leader della tua vita e nel momento in cui decide di condividere umanamente il tuo percorso lo sarai anche per gli altri. Si puo’ fare perchè siamo soprattutto umani .
    Grazie Roberto

  4. Ciao Roberto, con i tuoi consigli posso solo migliorare il mio percorso di vita.
    Grazie di tutto

  5. Ciao Roberto ,sempre preziose le tue osservazioni ;
    anche se in questo caso a mio parere di difficile realizzazione :per essere empatico basta avere un cuore compassionevole ed essere sensibili
    specie se sono in ballo questioni economiche ?
    Ma comunque aiutano a porsi problemi che contribuiscono ad allargare i propri orizzonti e sapere che questi sono condivisi induce all’ottimismo.
    Grazie

  6. Se un leader, a qualsiasi livello, è educato ai principi che hai esposto, ne è consapevole, li ha fatti propri e li applica ecco che si realizza il leader con le caratteristiche che hai ben descritto. Ma quanto è funzionale questa figura per l’azienda? Quanto le serve, sopratutto se grande azienda, magari multinazionale o comunque guidata da un management attento e misurato al risultato di esercizio, se non annuale, addirittura semestrale o trimestrale? Personalmente sono d’accordo ed ho attuato nella mia esperienza una impostazione vicina alla modalità da te proposta: c’è tanto da fare per arrivarci, soprattutto per farlo apprezzare, non solo dal management; il rischio è quello di apparire mosche bianche e pertanto non replicabili, non apprezzabili funzionalmente (anche se il riconoscimento personale magari c’è)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *