Etica

Etica e falsi modelli di successo

IMPRENDITORI LIBERI DALLE “NON” LEGGI DEL MERCATO?

Per parlarti di Etica, inizio con il porti tre domande:

  1. Com’è oggi l’agire dell’imprenditore in tutto il processo economico in cui è coinvolto?
  2. Ritieni che sia ancora un uomo libero che vuole realizzare il suo sogno con i suoi mezzi, le sue idee e la sua creatività e coraggio?
  3. Ritieni che al centro del pensiero economico ci sia ancora l’essere umano, cioè la “persona imprenditore” e la “persona lavoratore”?

Non ho idea di cosa tu abbia pensato di rispondermi o se ora hai preso un foglio ed una matita per provare a rispondere, io resto in attesa, potrai dirmelo anche quando avrai terminato la lettura di questo articolo. Questo è il mio indirizzo e-mail: posta@robertolorusso.it.

In ogni caso mi sembra giusto che tu conosca le mie risposte:

  1. L’imprenditore moderno non ha più alcun ruolo da protagonista; è un soggetto passivo in una economia che lo travolge;
  2. Purtroppo è schiavo di “falsi modelli di successo” e non usa più la sua creatività e la sua vocazione imprenditoriale;
  3. Assolutamente NO.

Al centro del pensiero economico non vi è neanche l’ombra della Persona.

Le persone sono diventate oggetto da utilizzare e da buttare via quando non sono più in grado di produrre e questo vale sia per gli imprenditori che per i lavoratori.

Penso, infatti, che gli imprenditori siano diventati schiavi di un modello economico predatorio del quale i nostri comportamenti rafforzano il circolo vizioso.

Abbiamo iniziato a frequentare la globalizzazione e il neoliberismo, pensando che i nostri nuovi comportamenti fossero necessari al successo.

Abbiamo voluto emulare “altri” senza chiederci se era giusto farlo. Abbiamo creduto che potevamo aumentare i profitti anche senza saperne il perché ed è per questo che si è finiti a preferire un modello di sviluppo disarmonico dimenticandoci della Persona (soggetto beneficiario dell’agire economico), ma ci siamo dimenticati anche dell’Etica.

Infatti, il “difetto” principale del tempo che stiamo vivendo è l’assenza dell’Etica morale e civile. Le nostre imprese, oramai, aderiscono da qualche tempo a un’economia schiava della finanza la quale è spietata contro l’Etica:

  • Perché l’Etica è troppo umana! È svantaggiosa per la finanza;
  • Perché l’Etica porta a riconsiderare il giusto predominio della persona sul denaro;
  • Perché l’Etica chiama l’essere umano alla sua piena realizzazione e all’indipendenza da qualunque schiavitù.

 

«In due-tre decenni stiamo esaurendo questo stock secolare di patrimoni etici, spirituali, senza essere ancora capaci di generarne di nuovi. E così nelle imprese arrivano in genere persone con patrimoni moralio scarsi, fragili e poco munite delle virtù essenziali nella vita lavorativa, nel lavoro di gruppo e soprattutto nella gestione dei rapporti umani, delle crisi e dei conflitti»[1].

Per questo motivo – assenza dell’Etica – non fanno più alcuna notizia le migliaia di imprese chiuse e gli imprenditori in crisi sino a desiderare la morte.

Mi piace ricordare questo profondo pensiero del mahatma Gandhi: «Una vera economia non può mai porsi contro il più elevato criterio etico, proprio come qualsiasi vera etica, che sia degna di questo nome, deve essere al tempo stesso una buona economia».

È molto bello questo pensiero che toglie ogni dubbio alla profonda unione che esiste tra economia ed etica. Difronte a questo reciproco legame noi imprenditori non possiamo rimanere indifferenti e potremmo guardare al modello delle Benefit Corporation.

 

 

 

 

 

[1] Luigino Bruni, La foresta e l’albero, Vita e pensiero, Milano 2016

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